Guardare al bambino dalla sua prospettiva

Negli Stati Uniti le perizie della psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza includono una valutazione dei bambini nel loro mondo familiare, pertanto la nostra pratica si intreccia con il sistema dell’istruzione. In realtà, veri e propri disordini psichiatrici nei bambini sono molto rari; la maggior parte delle perizie psichiatriche sono richieste perché il comportamento del bambino è in qualche modo disordinato, oppure perché egli mostra ritardi o carenze nello sviluppo fisico, sociale, cognitivo o emotivo. Un esempio molto pratico dell’intersezione tra psichiatria dell’infanzia e pensiero di Maria Montessori — è noto che si specializzò in psichiatra — sono i Montessori Interventions Programs.1 Il loro obiettivo è di creare approcci efficaci per i bambini affetti da disordini delle emozioni, del pensiero o del comportamento, abbinando il contributo della psichiatria dell’infanzia ai principi educativi montessoriani. Ha avuto particolare successo il loro programma per bambini con disordini dello spettro autistico, che propone loro un ambiente in cui ognuno può essere sé stesso e «lavorare».

Sono gli insegnanti che, dopo aver informato i genitori, ci indicano bambini che a scuola hanno un comportamento inappropriato o che disturba gli altri. Osserviamo il bambino a scuola e ci consultiamo con l’insegnante. Il nostro lavoro è guardare il mondo del bambino con i suoi occhi. Con una squadra multidisciplinare decidiamo se intervenire nell’ambiente a livello biologico, psicologico e socio-culturale, per rimuovere o ridurre gli ostacoli che gli hanno impedito di progredire nel suo sviluppo naturale, aiutando il bambino ad aggirarli, o fornendogli nuove strategie.

Dobbiamo riconoscere che sono numerosi i bambini che non si realizzano al meglio nella scuola tradizionale. Ciò non significa che siano mentalmente limitati o che soffrano di un problema psichiatrico. Piuttosto è il sistema di istruzione che determina la capacità del bambino di realizzarsi nel suo ambiente a seconda di quanto è adatto a lui. Mi è capitato di raccomandare di trasferire un bambino in una scuola Montessori senza fare una diagnosi. È più facile aiutare un bambino se non è stato etichettato con una particolare diagnosi. Ciò mantiene aperte le menti delle persone attorno a lui ed evita pregiudizi, attese predeterminate, alterazioni nei giudizi. Fu il caso di un bambino di dieci anni, molto rispettoso, che però si interessava esclusivamente alla storia. A scuola era irrequieto e disturbava durante le lezioni. Si pensava avesse una sindrome di deficit dell’attenzione, ma quando si parlava di storia, il bambino era molto concentrato. L’organizzazione tradizionale della scuola non consentiva di integrare un bambino che andava male in tutte le materie tranne che in storia. Sarebbe stato bocciato. Inoltre il suo comportamento era percepito come arrogante. I genitori non sapevano che cosa fare. Durante un colloquio con il bambino, mi parve ovvio che era decisamente brillante, ma il «problema» di quel particolare momento era il suo interesse esclusivo per la storia. Raccomandai di fare un tentativo in una scuola Montessori. L’insegnante si mostrò disponibile ad accogliere il bambino. Non fu facile: all’inizio il rispetto delle regole richiese una costante correzione; ma nel corso delle prime sei settimane il bambino iniziò a dedicare sempre meno tempo alla storia dell’Egitto e lavorò in altre materie. In questo caso il bambino si è sentito compreso e ha trovato le risposte adeguate ai suoi bisogni. Ma può capitare che anche nelle scuole Montessori i bambini non si sentano bene.

Ricordo una bambina di due anni e mezzo, molto brillante. Si trovava bene nella scuola Montessori, ma dopo un breve periodo iniziò a rifiutare la separazione con i genitori la mattina. Urlava, si lanciava contro la porta chiusa e piangeva per diversi minuti. Questo è quello che veniva raccontato: in realtà la bambina piagnucolava per l’intera mattinata, non sorrideva e non si impegnava in nulla. Dopo due settimane in cui le cose peggiorarono ancora, la bambina cominciò a rifiutare di dormire nel suo letto, i capricci cominciavano già prima della colazione. La scuola non riusciva a capire quale fosse il problema, così i genitori mi chiesero un parere. Il suo sviluppo era normale e non vi era stato un decesso nella famiglia né grandi cambiamenti. Vedere il momento della separazione dai genitori spezzava il cuore. Pianse per mezz’ora mentre gli altri bambini, solo quattro e tutti più piccoli di lei, erano al lavoro. Quando una delle insegnanti le chiese di unirsi agli altri bambini prese meccanicamente ciascuno dei quattro libri a disposizione, li sfogliò pagina per pagina e li rimise a posto. Poi andò al tavolo della pittura dove vi era un solo colore e scarabocchiò sulla carta e si sedette piagnucolando. L’atteggiamento degli insegnanti era freddo, l’ambiente non era minimamente caloroso. Ipotizzai che questo ambiente non fosse adatto per la bambina. I genitori decisero di ritirarla dalla scuola: i capricci finirono e la bambina chiedeva in continuo: «Non devo più andare alla mia vecchia scuola, vero?». Sono convinta che questa bambina aveva bisogno di un maggior coinvolgimento da parte degli educatori e di un ambiente più ricco. Padroneggiava quello che aveva a disposizione: erano cinque mesi che guardava quei quattro libri e pitturava con un solo colore. Chiesi agli insegnanti se avessero considerato la possibilità che la bambina fosse annoiata. Mi risposero all’unisono «No! ripetere le stesse cose è molto rassicurante per i bambini di quest’età». Chiesi pure se fosse possibile inserire la bambina nella classe superiore, dove avrebbe avuto nuovi stimoli, oltre alla compagnia di bambini più grandi. Non ci fu modo. In questo caso gli insegnanti, seppure bene intenzionati, non riuscivano a guardare la situazione con gli occhi della bambina.

Ricordo un’altra situazione difficile in una scuola Montessori con un bambino di tre anni: aveva cominciato l’anno scolastico molto bene, ma un giorno cominciò a guardare nel vuoto mentre la maestra gli parlava. Allora le maestre notarono che sempre più frequentemente il suo sguardo era assente, non lavorava, lasciava cadere le cose, finché un giorno andò a prendere il lavoro di un altro compagno e lo fece a pezzi. Venne portato nell’ufficio della direttrice. Quando il padre arrivò, la direttrice lo informò che il bambino aveva urgente bisogno di una diagnosi neurologica e psichiatrica prima di ritornare in classe. I genitori chiamarono preoccupatissimi il loro pediatra che li mandò da un neurologo che non trovò nulla, finché il bambino arrivò da me. Questo bambino di tre anni era molto collaborativo, aperto ed obbediente. Quando gli feci domande sulla scuola, disse che era «stanco» di andare a scuola, ma che i compagni gli piacevano. I suoi genitori mi informarono che tutto questo comportamento strano era avvenuto solo a scuola, ma non era stato osservato né a casa, né con vicini o amici. Questo bambino era molto brillante, conosceva pure tutte le nazioni del mondo! Solo nell’ultimo paio di settimane erano cominciati questi comportamenti inspiegabili e distruttivi. Il suo ambiente a casa non era cambiato, nessun problema particolare. Per dare un parere ai genitori andai a scuola a parlare con gli insegnanti. La maestra e la direttrice erano convinte che il bambino avesse una malattia neurologica e necessitasse di cure immediate. Come spiegare che questo bambino da un giorno all’altro fosse diventato così aggressivo? Chiesi se avessero considerato la possibilità che il bambino fosse annoiato del suo lavoro. Negarono categoricamente questa possibilità; erano invece preoccupate della sua salute. Ma nessuna diagnosi poteva essere fondata dal punto di vista medico, così il bambino venne portato via dalla scuola Montessori e messo in una normale scuola dell’infanzia. Che cos’era accaduto? Questo bambino era «stanco» di andare a scuola. Che significava? Aveva imparato tutto ciò che gli avevano proposto. Era molto più facile pensare che avesse una malattia neurologica, piuttosto che considerare la possibilità che fosse «annoiato». Il bambino aveva bisogno di nuovi materiali anche se non facevano parte di quelli previsti per la sua età. Le osservazioni nei due anni successivi confermarono che non c’era assolutamente nessun problema neurologico: aveva solo bisogno di attività nuove ed interessanti.

Come psichiatra dell’infanzia che guarda al mondo del bambino con le informazioni che oggi sono disponibili, questi esempi mettono in evidenza un bisogno di buon senso e spirito pratico, che talvolta vengono dimenticati dagli insegnanti quando sono bloccati nel loro modo di pensare, che sia convenzionale o Montessori. Per fare ciò che è nell’interesse del bambino, dobbiamo avere la mente aperta e guardare al bambino dalla sua prospettiva, proprio come fece Maria Montessori. Si tratta di vedere cosa deve essere cambiato, eliminato o aggiunto. È per questo che evito di etichettare un bambino con una diagnosi fissa: una diagnosi è sempre provvisoria. Molte volte si comunica al medico che il bambino è iperattivo, disattento, irrequieto e non collaborativo. Ma ogni bambino è diverso e ha una capacità innata di crescere e cambiare. La differenza può essere fatta da un piccolo aggiustamento nell’ordine delle cose mentre talvolta sono necessari drastici interventi nell’ambiente per facilitare un mutamento positivo nei bambini.

Maria Montessori era fortemente motivata a migliorare la condizione umana curando attentamente l’ambiente affinché i bambini potessero svilupparsi e diventare ciò che essi veramente sono; per questo serve un ambiente centrato sul bambino, dove gli insegnanti servono da guide e non siano ostacolati da uno schema imposto artificialmente. Oggi gli schermi sono onnipresenti nel mondo in cui vivono i bambini con tablet, computer, videogiochi… Cercare informazioni non richiede più la necessità di attivare un pensiero o la risoluzione di problemi, ma piuttosto la capacità di formulare una domanda a Google e di controllare su Wikipedia. Fornire un ambiente ricco di esperienze durante i primi anni di vita crea le basi necessarie a favorire consapevolezza, autostima, perseveranza, coscienza sociale e pensiero critico. Per questo motivo in quanto psichiatra dell’infanzia continuo a dedicare il mio lavoro alla promozione di ciò che è nell’interesse del bambino.


  1. Montessori Interventions Programs, Inc., Rochester, New York, https://montessoriinterventions.org/↩︎