Una maestra nuova. Esperienza di cambiamento

Il corso di specializzazione nel metodo Montessori rappresenta per me un vero e proprio spartiacque, il passaggio da un vecchio ad un nuovo e rinnovato modo di intendere il ruolo della maestra, del bambino e dell’ambiente scuola. È stata una rivoluzione nel mio modo di essere maestra, da farmi pensare che, da quando ho seguito questo corso, non potrò mai più tornare indietro.

Prima, appena arrivavo a scuola, iniziavo ad organizzare attività, proporre lavori, non tenendo mai conto di quello che desiderava fare il bambino. Oggi modifico l’ambiente quando mi accorgo che questo non risponde più ai bisogni dei bambini. Cerco sempre di partire da loro, mentre prima partivo solo da me: fare il cartellone, l’opera d’arte, il manufatto da esporre o da portare a casa. «Fare» era la parola più ricorrente dal primo momento in cui entravo a scuola.

Oggi la cosa bella ed affascinante è osservare i bambini al lavoro. Prima non mi soffermavo mai a contemplare le loro azioni. Oggi un bambino è felice quando dedico del tempo a lui, per presentare un materiale o spiegare l’utilizzo di un lavoro. Prima non accadeva mai: ero convinta che i giochi messi a disposizione dei bambini servissero soltanto ad impiegare un tempo morto, fino al momento del calendario o la merenda mattutina. Oggi considero ogni lavoro importante, perché ha un obiettivo cui tendere: la «normalizzazione» che «viene dalla concentrazione in un lavoro».1

Ero convinta, come molti, che durante il gioco i bambini dovessero sempre condividere giocattoli e materiali, spesso a discapito di quelli più timidi o indifesi, che, per paura o incapacità di dire «no, ho bisogno di altro tempo» abbandonavano spesso il gioco con cui erano impegnati, accettando di riorganizzarsi per trovare altro. Questa convinzione era frutto della mia educazione - si devono sempre condividere i giocattoli – e non mi permetteva di considerare la possibilità di un approccio diverso alle interazioni con gli altri bambini. Mentre frequentavo il corso Montessori, mi ritrovavo spesso a pensare che se il bambino, posto di fronte al desiderio di prendere un lavoro già occupato, riceve a volte un «No, non posso dartelo», vive una frustrazione che, invece, lo aiuta a crescere. È un’occasione per imparare a gestire il no, ad accettare un rifiuto e a rispettare i tempi dell’altro. Quanti messaggi importanti dietro quel «No», da parte di un amico.

Nonostante possa risultare difficile per il bambino, «l’educazione all’attesa» diventa sempre più necessaria, in un contesto in cui la mentalità del «tutto è mio» e «voglio tutto subito» prevale. Il concetto di «educazione all’attesa» emerge non attraverso la direttiva dell’adulto, bensì grazie alla sensibilità di un amico che ricorda al compagno di necessitare di altro tempo per completare il proprio lavoro.

È un lavoro semplice quello della maestra montessoriana? L’idea che la maestra dovesse ridimensionare la sua funzione è stata una rivelazione. Ho imparato a fare un passo indietro per lasciar spazio al bambino, dando voce ai suoi pensieri e accogliendo i suoi bisogni. Oggi, con tutti i limiti che inevitabilmente ho, cerco di partire dai bambini e non più da me!

Maria Montessori è stata per me un nuovo inizio, una scoperta che non avrei mai pensato di abbracciare in modo così radicale. La soddisfazione più grande oggi è ascoltare un bambino dirmi: «Faccio da solo», o sentire un bambino rivolgersi ad un amico dicendo: «Posso aiutarti?», oppure «Posso guardare?». Nell’ascoltare questi dialoghi percepisco un profondo rispetto dell’altro e di sé stessi, un insegnamento che, a mio parere, è semplicemente meraviglioso. Maria Montessori è per me una fonte inesauribile di ispirazione, nel mio modo di essere maestra: «Ecco la vera educazione nuova: andare prima alla scoperta del bambino e realizzare la sua liberazione; in questo consiste si può dire il problema dell’esistenza: prima esistere. Poi deve seguire l’altro capitolo… che è il problema dell’aiuto che si deve offrire al bambino… gli ostacoli sono ridotti al minimo possibile: è l’ambiente che accoglie le energie, perché offre i mezzi necessari a svolgere le attività che da esso derivano. Dell’ambiente fa parte anche l’adulto: l’adulto deve adattarsi ai bisogni del bambino e renderlo indipendente per non essergli di ostacolo e per non sostituirsi a lui nelle attività attraverso cui avviene la sua maturazione».2


  1. Maria Montessori, La Mente del bambino, Garzanti, Milano 2012, p. 200. ↩︎

  2. Maria Montessori, Il Segreto dell’infanzia, Garzanti, Milano 1999, pp. 146-147. ↩︎