Nel 1933 Maria Montessori tiene un corso a Londra e in una delle sue lezioni1 rivela ai partecipanti di aver “scoperto”2 una natura più profonda di quella che solitamente appare “nelle circostanze ordinarie” e che “sono richieste speciali condizioni perché si riveli e si sviluppi”. Mi stupisce moltissimo il fatto che in questo testo la dottoressa parli di questa natura come di qualcosa che non era mai stato visto “prima”, che lei ha colto fin dall’inizio del suo lavoro e che ha iniziato fin da subito a condividere. Eppure, mi sembra che anche oggi per noi adulti quella natura sia ancora così difficile da vedere!
Vorrei lasciarmi guidare da questo breve testo per far emergere alcune considerazioni che possano orientarci ancora oggi nella nostra pratica educativa.
Immagino come durante il corso Maria Montessori fosse presa dall’urgenza di dare gli strumenti per distinguere queste “due nature” nel bambino. E così elenca in modo molto chiaro e diretto alcune caratteristiche della prima natura, quella più facilmente visibile in “circostanze normali”. Il bambino è disordinato nei movimenti, non riesce a contenere il movimento del corpo e così urta spesso contro oggetti o altri bambini e rompe le cose. Oggi potremmo anche dire che non riesce ad inibire il movimento, a controllarlo a seconda dei contesti in cui si trova, a mantenere una postura consona a ciò che sta facendo. Parla di bambino “disubbidiente”, non disciplinato e lo immaginiamo “irrequieto” e spinto da un disordine interiore per cui non riesce a finalizzare il movimento al lavoro in risposta ad una volontà interiore. Ci parla di un bambino che “dice bugie”, ingordo3 e molto attaccato alle cose che possiede. Ci dice anche di un bambino estremamente dipendente dall’adulto, che cerca continuamente la sua compagnia o da cui dipende per fare quello che lo concerne: pur considerando un attaccamento di tipo emotivo che va quindi soddisfatto, è più propensa a pensare a questa dipendenza come un carattere deviato del bambino. Prosegue nella sua analisi dei caratteri parlando di un bambino con tante paure, prima tra tutte quella di rimanere “da solo al mondo”. Nel lavoro questo bambino si mostra svogliato, disaffezionato e poco capace, non riesce a concentrarsi per un tempo adeguato e si stanca molto presto. “Da un punto di vista intellettuale” questo bambino sembra lontano dal condurre le sue esplorazioni da solo: dipende dall’adulto, fa tantissime domande e chiede continuamente che gli vengano raccontate storie. Montessori dice che ha molta fantasia,4 aspetto che gli adulti tendono a riconoscere come tipico della natura infantile e ad incoraggiarlo in svariati modi.
Chiamando poi a raccolta “i montessoriani”,5 la dottoressa dà spazio alla descrizione dell’altra natura, una natura profonda e nascosta cui attribuisce un carattere di autenticità. La vera natura del bambino per Montessori è questa seconda, perché è quella che più si avvicina alle tendenze umane di cui parlerà esplicitamente Mario Montessori in Human tendencies in Montessori education, quelle inclinazioni che caratterizzano la natura umana dai tempi della sua origine, che sono tali a prescindere dalla cultura e che fanno dell’uomo quello che è.6 Esattamente come ha fatto con la “prima natura”, la dottoressa descrive un bambino che ama lavorare e che non prova fatica nel farlo, che riesce a concentrarsi, che ricerca l’esattezza del lavoro nella ripetizione, che controlla il movimento in modo ordinato e rispondente alla volontà, che non è mosso dalla difesa per il possesso ma apprezza lo stare insieme agli altri e il condividere. Ci parla di un bambino poco interessato ai giocattoli, al cibo, ai dolciumi e non conquistabile facilmente con premi. Il bambino “nascosto” è un bambino che chiede poco l’aiuto dell’adulto, che non elemosina continuamente storie né fa sempre domande, che non dice bugie né sembra in preda a mille paure.7
La dottoressa ci dice, però, che ci sono due condizioni che hanno permesso la scoperta di questa seconda natura: le riporto entrambe perché sono convinta possano guidarci anche oggi nel nostro lavoro con i bambini.
La prima condizione. “Sicuramente io ho fatto la mia parte, ma lasciate che vi spieghi cosa è successo con un paragone” e sceglie la macchina fotografica per farci comprendere il cuore di quello che le è successo. “Non è la macchina fotografia a creare l’oggetto. Semplicemente ne cattura l’immagine”.8 Lei è riuscita a cogliere questa seconda natura del bambino esattamente come una macchina fotografica cattura l’immagine di ciò che viene inquadrato: è riuscita a vedere grazie alla sua preparazione scientifica che l’ha resa capace di percepire e di accorgersi di qualcosa che esisteva già. Insiste molto nel dire che lei non ha creato niente ma si è semplicemente accorta di questa “seconda natura”. Si tratta, quindi, di prepararci ad accorgerci, a guardare bene per poter vedere. L’osservazione è il cuore del “metodo” ma non siamo sufficientemente pronti ad osservare perché siamo pieni di pregiudizi, come se fossimo certi di sapere già tutto ciò che riguarda il bambino: perché fa quello che fa, il lavoro di cui ha bisogno, i compagni con cui gli fa bene stare e quelli che no, quanto mangiare e cosa. E poi, abbiamo fretta di arrivare alle conclusioni, di sapere cosa fare pur con le migliori intenzioni. È bello tornare alla metafora che usa: una macchina fotografica. È provocatorio perché noi siamo umani, non siamo una macchina: la nostra osservazione è sempre viziata. Ma possiamo partire da questa metafora per avviare una necessaria e urgente riflessione sulla nostra personale attitudine ad osservare il bambino per allenarci ad osservare come si deve.
La seconda condizione. Montessori sceglie un’altra metafora per accompagnarci oltre: “Chi scopre l’elettricità non l’ha inventata. Ciò che può fare però è riprodurre le condizioni per cui il fenomeno si è manifestato. Riesce a farlo perché ha capito le condizioni che rendono possibile quel fenomeno”.9 E ancora “Una volta osservati, questi fenomeni psichici non possono essere tralasciati. Sono rimasta così impressionata che ho sentito il desiderio di capire se fosse possibile preparare le condizioni perché si ripetessero”.10 Lei stessa ci dice che questa è la vera essenza di ciò che tutti chiamano “metodo” Montessori: creare le condizioni per cui nel bambino possa emergere questa seconda natura che è quella autentica.11 E così ci racconta cosa ha fatto: ha accolto quaranta bambini “poveri e analfabeti” dai tre ai sei anni che passavano il tempo “a sporcarsi e ad imbrattare i muri di casa”. Ci dice che l’intento di chi l’aveva ingaggiata non era che lei li educasse (in quanto maestra) ma che se ne prendesse cura (in quanto medico) per sollevarli dalla condizione di malnutrizione, degrado e deprivazione in cui si trovavano. Come assistenti non aveva scelto delle maestre, ma una pellicciaia e una sarta alle quali aveva dato una sola raccomandazione, cioè di “fare esattamente quello che gli dicevo di fare”.12 Evidenzia come i bambini non fossero in alcun modo influenzati dai loro genitori, troppo impegnati a lavorare per garantire alla famiglia la sopravvivenza. Nemmeno le assistenti dovevano impartire ai bambini direttive di alcun genere (per inciso non si esime dal ricordarci come una cosa sia dire che si lasciano i bambini liberi e tutt’altra cosa sia riuscire a farlo veramente).
Trovo questa conferenza incredibilmente attuale: mi sembra sia solo necessario riuscire a vedere tra le righe il nostro bambino di oggi rispetto al suo di allora. Montessori sente come se i bambini stessero sperimentando “un risveglio interiore”. Parla di pulizie dell’ambiente e degli oggetti, di pettinarsi e di vestirsi e allacciarsi i bottoni e della possibilità che aveva chiesto venisse garantita di ripetere le operazioni ben oltre quello che per un adulto poteva essere il necessario.13 Così facendo si è palesata agli occhi di Montessori questa seconda natura: “Il loro comportamento ci ha rivelato una verità fondamentale e cioè che il bambino lavora per il suo sviluppo interiore e non per raggiungere un certo obiettivo e che quando il lavoro è finito il bambino in realtà non ha sviluppato una particolare competenza ma ha sviluppato qualcosa di sé stesso”.
Mi sembra che ci sia ancora tanto bisogno di cogliere questa seconda natura di un bambino che ai tempi di Maria Montessori naufragava nell’abbandono e nella deprivazione, mentre oggi è soffocato da un interesse distorto e da eccessive aspettative.
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Maria Montessori, Citizen of the world, AMI, Chapter 1 “The two nature of the child”. ↩︎
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La parola che Montessori usa è “discovery” in contrapposizione a “research” dove per ricerca intende l’atteggiamento di chi sa già cosa sta cercando mentre per scoperta intende quella manifestazione inaspettata, che nessuno avrebbe potuto immaginare e quindi nemmeno cercare. ↩︎
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Alla parola “greediness” attribuirei un significato più letterale che va nella direzione di golosità, ingordigia di cibo, ma anche un significato più figurato di insaziabilità e scontentezza. In riferimento al primo, nel capitolo III di “La scoperta del bambino” Montessori dice così facendo riferimento alla golosità e a come questa caratteristica scomparisse con quell’elevazione che riporta il bambino alla sua vera natura, la “seconda natura” appunto: “avevo creduto anch’io che per spingere il bambino ad uno sforzo elevato di lavoro e di tranquillità fosse necessario incoraggiare con un premio esteriore i suoi più bassi sentimenti come la ghiottoneria, la vanità e l’amor proprio. E fui io pure stupita, constatando poi che il bambino a cui è permesso di elevarsi abbandona spontaneamente i suoi più bassi istinti”. ↩︎
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Maria Montessori usa la parola “imagination”, ma poi la collega subito alla tendenza a personificare qualunque cosa. Pensando a quanto invece per Montessori sia fondamentale l’immaginazione come facoltà della mente nel bambino del secondo piano di sviluppo, ho pensato di tradurlo meglio con “fantasia” invece che con “immaginazione” che Montessori radica nella realtà. ↩︎
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Mi pare di sentire come, ad un certo punto, la dottoressa Montessori esplode con quel “We, Montessorian” con cui sembra chiamare a raccolta tutti quegli adulti che hanno già scoperto o stanno scoprendo una diversa natura del bambino, la seconda natura. ↩︎
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Per tendenze umane intendiamo l’esplorazione, l’orientamento, l’osservazione, l’ordine, l’immaginazione, l’astrazione, il movimento, l’esattezza, il lavoro, l’attività, la manipolazione, la ripetizione, l’auto-perfezionamento e la comunicazione. Sono caratteristiche innate nell’uomo che affondano le loro radici nella storia stessa dell’uomo e che accomunano la specie umana. ↩︎
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Ho riportato quasi integralmente tutte le caratteristiche che Montessori cita nel testo: lascio poi a ciascun lettore di riconoscersi nelle sue parole o di dissentire, pensando che non sia così netta l’attribuzione di qualche caratteristica ad una natura piuttosto che ad un’altra. ↩︎
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“It is not the machine that creates the object, it registers its image”. ↩︎
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“One who discovers electricity has not created electricity. What the discoverer has the the power to do is to reproduce the conditions for the repetition of the phenomena he has seen. He does so because he understands what produces them”. ↩︎
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“Once first seen, these psycological phenomena could not be passed by. They made such an impression upon me that I was filled with the desire to see if it was possible to have them prepared”. ↩︎
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Per avere un quadro di riferimento in questa direzione, può essere utile la lettura di “The four planes of education” di Maria Montessori in Citizen of the World, Montessori-Pierson Publishing Company, Amsterdam 2019 e di “Human tendencies and Montessori education” di Mario M. Montessori, che si può trovare tra le pubblicazione dell'Associazione Montessori Internazionale. ↩︎
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“One thing only I demand from these extraordinary teachers and that was that they should do exactly what I told them to do”. ↩︎
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Montessori dice: “Dopo che avevano pulito gli oggetti, andavano avanti facendolo ancora e ancora tanto da intaccare la vernice degli stessi!”. ↩︎
