Nel 1907, le immagini del paese di Ferruzzano devastato iniziarono a circolare sui giornali, in particolare sulla rivista settimanale «L’Illustrazione Italiana». Uno dei terremoti che colpirono il Sud Italia, quello del 23 ottobre, ebbe come epicentro proprio Ferruzzano. L’anno successivo, il terremoto del 1908 colpì anche i paesi vicini, causando gravi distruzioni. Molte persone persero la casa e numerose famiglie furono smembrate, lasciando bambini privi di sostegno. Umberto Zanotti Bianco, un giovane benestante non ancora ventenne, giunto in Calabria, rimase profondamente colpito da ciò che vide. Notò il dilagare dell’analfabetismo e, abbandonando ogni altra aspirazione, scoprì il senso più nobile della sua esistenza: aiutare la popolazione infantile. Decise di trasferirsi e dedicarsi ad azioni concrete, mirate ad affrontare l’ignoranza e la miseria.
Nel frattempo, Maria Montessori, destinata a diventare una figura di spicco nella storia dell’educazione, osservava attentamente il comportamento dei bambini e studiava il loro processo di apprendimento. Per facilitarlo e mettere in pratica le sue teorie, aprì a Roma la prima Casa dei Bambini. Qui, sperimentava le sue idee in un quartiere popolare e formava le maestre, insegnando loro che i bambini attraversano periodi sensibili in cui sono particolarmente predisposti a imparare abilità e concetti specifici.
Con l’impegno di Umberto Zanotti Bianco, altre risorse economiche e culturali confluirono per sostenere la causa del mondo rurale. Quando i coniugi Franchetti invitarono Maria Montessori a creare delle Case dei Bambini in provincia di Reggio Calabria, lei accettò. Nel 1910 fu fondata l’Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia (A.N.I.M.I.), tra i cui fondatori figuravano Zanotti Bianco, Fortunato, Franchetti, Salvemini, Villari, Croce e Stringher. Nata con l’obiettivo di combattere la povertà, l’A.N.I.M.I. si occupò principalmente dell’infanzia, aprendo numerosi asili già nel primo anno di attività. Zanotti Bianco, che aveva condotto un’inchiesta sulle condizioni di vita in Aspromonte, era convinto che solo attraverso la formazione, la scuola e la cultura si potesse restituire dignità a popolazioni abbandonate.
Anni fa, durante una ricerca nell’archivio dell’A.N.I.M.I., ho trovato il Diario Ferruzzano 1916-1918 della maestra Lina Sarri, che ho trascritto, curato e pubblicato nel 2016. Si tratta di una preziosa testimonianza della vitalità di una Casa dei Bambini, che illumina un periodo significativo della storia educativa italiana. Il documento non è solo un riferimento per gli esperti del settore, ma un’opera di rilevanza sociale, poiché offre un’ulteriore conferma dell’autenticità del metodo montessoriano, apprezzato fin dalle sue prime sperimentazioni. Ne è prova l’espressione usata dall’arciprete durante una visita nel maggio del 1917 all’asilo di Lina Sarri.
Nel pieno della Prima Guerra Mondiale, a Ferruzzano vennero aperti due asili: uno a Ferruzzano Centro e uno a Ferruzzano Saccuti. Il Diario di Lina Sarri fa riferimento all’asilo di Ferruzzano Centro, come si evince dagli estratti riportati. La maestra Sarri, custode del metodo Montessori, proveniva da Roma, dove aveva lasciato la madre e un fratello, che perse la vita durante quel triennio. Anche la collega di Lina, Adelia Gnoli, direttrice dell’asilo di Saccuti, era romana.
Il reclutamento di insegnanti idonee all’insegnamento montessoriano in Calabria era tutt’altro che facile cosicché venivano inviate da fuori regione, soprattutto da Roma. Difficile era anche trovare giovani calabresi da inviare a Roma per la formazione montessoriana, come si evince dalla corrispondenza tra Franchetti e Montessori del 1910-1911 (Fondo Zanotti Bianco). Attraverso ricerche nell’anagrafe di Roma, è stato possibile identificare una sola donna con il nome Lina Sarri, nata nel 1892 e figlia di Giovanni Sarri. A ventiquattro anni circa arrivò in Calabria come direttrice dell’asilo di Ferruzzano Centro. Fin dal primo giorno di apertura della Casa dei Bambini la maestra annotò la giornata lavorativa con dovizia di particolari.
Il Diario è una raccolta di emozioni quotidiane vissute all’interno di un gruppo di oltre cinquanta bambini iscritti. È un documento prezioso sulla sperimentazione pedagogica montessoriana, che mette al centro la formazione del bambino, favorendo lo sviluppo della sua autonomia.
Nel racconto Pazza per Amore (1921-1924), lo stesso Zanotti Bianco racconta perché, oltre all’asilo di Saccuti, fu aperto anche quello di Ferruzzano Centro. Gli abitanti del centro lamentavano la decisione presa riguardo l’apertura dell’asilo nella frazione di Saccuti e così per accontentare tutti furono aperti uno in Centro e uno nella frazione.
Anche l’Opera Diocesana Asili (ODA), il Comitato Italiano Femminile (CIF) e altre associazioni contribuirono alla diffusione di asili in Calabria per combattere l’ignoranza, ma la Casa dei Bambini, creata agli inizi del Novecento, rappresentava una vera rivoluzione educativa. Basato sui principi dell’autoeducazione, dell’indipendenza e del rispetto per il ritmo naturale del bambino, il metodo Montessori, come testimonia il Diario di Lina Sarri, trasformava l’approccio educativo rendendo il bambino protagonista della sua esperienza di apprendimento.
Le pagine del Diario, scritte con un elegante corsivo e con iniziali decorate, non sono semplici annotazioni operative, ma riflessioni profonde sul progresso dei bambini, che rispondevano in maniera straordinaria a un ambiente preparato, rispettoso dei loro bisogni. Nonostante le difficoltà ambientali, la maestra Sarri, ferma nelle sue convinzioni educative, riuscì a creare un contesto stimolante per i piccoli, documentando e dimostrando come l’educazione possa essere uno strumento di emancipazione.
Giugno 1916
Sabato 3
Domenico, dopo avermi salutato, essersi messo il grembiule, apre la credenza e si mette subito a lavorare. Tutti i giorni, immancabilmente, tocca le lettere, poi prende la scatola dell’alfabetario mobile e compone varie parole ed anche dei pensierini. Oggi di sua spontanea volontà mi ha detto: «Signorina, voglio scrivere una lettera a papà che si trova in guerra», ho soddisfatto il suo desiderio ed egli ha saputo scrivere da sé: «Caro papà, io vado a scuola e sono buono, la signorina mi vuole bene, pace e salute». Appena terminato contentissimo corre a farla vedere a Rosa ed ai suoi compagni più grandi. Poverino! È felice, torna da me, mi abbraccia e mi dice: «Quando sono più grande scrivo con la penna e la spedisco davvero a papà» conosce la sua incapacità a saperla scrivere da solo. Nel pomeriggio invece di disegnare vuole che gli si insegni i numeri dopo il dieci ed impara a contare fino a 90; incomincio ad insegnarli le addizioni a nove sulla scala lunga, ed apprende subito. Romeo, una bambina di cinque anni ha molta buona volontà, è sempre con le letterine in mano, vuole che gliene insegni sempre nuove; oggi l’ho fatta comporre con l’alfabetario mobile, con delle mozzine graziose compone molto bene.
Aprile 1917
Sabato 21
I bambini sono contentissimi perché sanno che deve giungere il cav. Piacentini e perché vogliono venire con me a Donnangela a salutare la Sig.na Dallolio. Oggi ne ho 51. Stamani vengono lavati e pettinati con maggiore cura. Cominciano ad avere un po’ di amor proprio. Vari bambini vengono con mazzetti di fiori e desiderano portarli alla Sign.na Dallolio. Teresa vuole scrivere alla signorina ed infatti, appena giunge il cavaliere gli dà la sua letterina “Carissima signorina, Ci dispiace tanto tanto che non venite a trovarci nel nostro asilo. Tutti i bambini di Ferruzzano vi mandano tanti saluti e tanti bacetti. Io assieme ad altre compagne verremo a Donnangela con la signorina a salutarvi e vi porteremo i fiori. Teresa Tallarida. Anche Marianna scrive nel suo quaderno, voglio venire a Donnangela per vedere la signorina Dallolio Il silenzio oggi è riuscito perfetto, quantunque siano presenti più di 30 bambini. Lavorano con buona volontà. Si avvicina mezzogiorno, essi sentono che si avvicina l’ora del pranzo e cominciano a dire di avere appetito. Il pranzo è quieto. Si avvicina l’ora dell’arrivo del cavaliere, i bambini vogliono ciascuno un mazzetto di fiori, aprono il cancello del recinto e fuggono via; poco dopo vedo giungere il cavaliere con i fiori in mano attorniato da tutti i bambini. Poverini! Hanno acquistato molta disinvoltura! Si sono proprio cambiati!
30
I bambini sono 53, ho anche 3 bambini dell’asilo di Saccuti, essendo assente da Ferruzzano la signorina Gnoli, alcuni alunni desiderano venire nel mio asilo, infatti stamattina alle 7 vedo presentarsi a casa mia Sculli, Toscano, Stranieri, tutte pulite e ben lavate con la loro colazione ed un mazzetto di fiori si avviavano assieme a Ferruzzano. Anche le loro mamme sono contentissime così di non far perdere la scuola alle loro piccine. I miei bambini nel vedere questi nuovi, da principio erano titubanti, ma poi, presa confidenza, siedono intorno ad un tavolo si narrano reciprocamente ciò che fanno nei loro asili, io inosservata, ascolto, sembrano bambine già grandicelle fanno dei discorsetti e osservazioni veramente giusti e retti. I miei bambini conducono per la mano i bambini forestieri e fanno vedere tutto il giardino, ed ad ogni pianta si fermano e dicono il suo nome. Vi sono garofani, Irios, gerani fioriti ed essi, quando giungono a questi, battono le mani e dicono che i fiori non si strappano, sono felicissimi di vederli e con la massima cura li annaffiano, oggi lavorano con molto interesse. Marianna, Teresa e due bambini di Saccuti scrivono sotto dettato bene. Il silenzio è stato disturbato da Paolo il quale piangeva forte perché preferiva stare in un posto invece di un altro. La lezione di disegno è bellissima, ho 9 bambini con me che dipingono molto bene gli altri sono con Rosa e disegnano quieti quieti.
… Maggio 1917
Visita di un arciprete di Casalnuovo. Appena entra alcuni bambini che lavorano tranquillamente, spontaneamente si alzano e vanno a salutarlo porgendo la loro manina. I bambini si mostrano premurosi a far vedere e sentire ciò che hanno imparato a scuola. Gli dicono delle poesie, cantano la marcia L’arciprete si congratula con loro e promette di ritornare e regalare ad ogniuno una immagine. Teresa, Francesco, corrono alla credenza prendono il disegno che avevano dipinto il giorno precedente glielo mostrano con gran disinvoltura e dicono: «Guardate che cosa abbiamo fatto ieri». L’arciprete contentissimo di aver assistito per un’ora e mezzo nell’asilo ringrazia, saluta e m’invita di andare a visitare il suo posto dove desidererebbe poter impiantare un asilo con questo metodo. I tre bambini nel vedere che l’arciprete ha tenuto i loro disegni vogliono corrergli dietro a chiederglieli, li trattengo, ma cominciano a piangere e dire che loro li volevano dare alla Signorina Dallolio e non all’arciprete. Si tranquillizzano perché prometto loro di farglieli rifare. Visita di una mamma di una bambina.
5 - Questa donna sentendo raccontare dalla sua piccina che essa sa scrivere e leggere per accertarsi vuole venire non solo a domandarlo ma desidera assistere e vedere con i propri occhi quantunque sia analfabeta; e mentre la piccina compone le letterine mobili la mamma la guarda con vera soddisfazione e felicità. Non le lascia neppure terminare una frasetta che se la stringe al seno e la copre di pace. La faccio assistere anche al canto e rimane soddisfacentissima. Oggi ho 7 bambini dell’asilo di Saccuti e si uniscono ai miei e lavorano con attenzione.
11 - Oggi primo giorno di refezione. I bambini sono felici di mangiare tutti una minestra calda dentro la ciotola, di essere a tavola con il bavaglino e sono felici di avere il cucchiaio lucido. Non vedono l’ora di arrivare a mezzo giorno. Siccome al più grandicello, Francesco ho insegnato l’orologio, e spesso qualche bambino corre da lui e gli domanda quanto manca a mezzo giorno, attendono con ansia e piacere. Chiamo 4 bambini, i più grandicelli, do loro l’ufficio di cameriere, e metto loro il grembiule bianco, li faccio rimanere con me nella sala, gli altri li mando in giardino con Rosa, faccio apparecchiare 4 tavoli; ed ad ogni tavola ha il suo cameriere. Faranno un turno settimanale. Insegno loro a stendere la tovaglia, a disporre su la tavola ciotole, cucchiai, bicchieri pieni d’acqua. Non dimenticano mai di mettere ad ogni tavolo un bicchiere con fiori. I camerieri vogliono mangiare isolati; li vedo tutti affaccendati a formare proprio in mezzo alla sala un tavolino, apparecchiano, sulla loro tavola mettono due mazzi di fiori, e siedono pronti, mentre gli altri bambini entrano. Essi nel vedere la sala così accommodata che non hanno certamente mai visto hanno testé il viso sorridente, sono completamente felici e battono le mani. Dopo che Rosa ha somministrato la minestra (in seguito arò fare anche questo da loro stessi) do il buon appetito, ringraziano e mangiano con avidità. Terminato di mangiare i camerieri radunano le ciotole, i cucchiai, i bavaglini, piegano le tovaglie e corrono in giardino a saltare.”…1
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Archivio ANIMI, Roma, Serie «Pratiche e corrispondenze». ↩︎
