Alcuni compiti della maestra per Maria Montessori

“Io la maestra la immagino come una persona che continuamente si grulla"1. Questa affermazione piuttosto originale di Maria Montessori risale al XVI Corso internazionale tenutosi a Roma nel 1931. È un’immagine efficace per dire la tensione che deve abitare perennemente la maestra: se di solito si sgrullano pioggia, briciole o polvere, in questo caso è di vecchi schemi di comportamenti, preconcetti, idee sui bambini, abitudini sedimentate e non sempre ragionate che si deve disfare. Un movimento però da intendere non in senso stretto, ma figurato. Quando si lavora con i bambini, ogni giorno è da considerare come una nuova avventura. La maestra quindi dovrebbe essere, per parafrasare Gabriel Marcel, una "magistra viatrix”.

L’idea di maestra che Maria Montessori auspicava era dunque ben lontana da quella in vigore nella scuola tradizionale. Giacomo Cives descrive una dimensione peculiare della figura della maestra montessoriana, in cui viene meno il “ruolo di esasperato protagonista dell’insegnante factotum, che […] straparla e si spolmona quasi da solo"2. Poco prima, nella conferenza citata all’inizio, Maria Montessori aveva sottolineato la necessità di "buttare via il vecchio vestito e mettersi il nuovo". La scelta del termine "grullare" enfatizza quindi l’esigenza di liberarsi dei legami che tengono la maestra "imprigionata e stretta in qualche cosa che è più forte di ciò che pensa”3.

Durante le sue vacanze in Savoia nel 1932, quando vide insegnanti di ginnastica che non correggevano i movimenti sbagliati dei bambini, Maria Montessori disse: “Per vedere occorre mantenere uno spirito duttile, sempre attivo, e che non si lasci bloccare da niente"4. Uno dei capisaldi del lavoro della maestra è infatti l’osservazione attenta e paziente. Si crede spesso che si tratti di un atteggiamento "naturale" per il quale basta guardare. Maria Montessori era ben consapevole di questa convinzione dilagante: "Direte che questo lo sapete fare", per poi aggiungere che per osservare occorre "fermarsi [… e] permanere anche su ciò che non sembra interessante e non staccarsi appena si crede che guardando ci si sia fatta un’idea"5. La pazienza infatti consente "un’osservazione prolungata che si prolunga oltre ciò che si crede di aver capito". Maria Montessori sottolineava che si tratta di una formazione interiore, "una cosa che non si può insegnare", ma che richiede una "contemplazione del bambino”6.

Nel volume Antropologia pedagogica7 (1910) Maria Montessori delinea le quattro fasi del lavoro intellettuale: “fissare, fermarsi, assimilare e aspettare" (p. 25). Incoraggiava i suoi studenti a non essere delle "pompe aspiranti", ma a studiare per creare "aggiungendo […] ciò che abbiamo preso, o ricevuto, che è nato ed è cresciuto in noi" (pp. 26-27). Consigliava loro di non leggere disperdendo le proprie energie "come un vento che passa", ma di meditare con calma, per assimilare in modo particolare i concetti scoperti. Attribuiva un significato peculiare alla meditazione, si tratta di "isolare l’attenzione su un argomento limitato, e attendere ciò che tale argomento ci rivelerà quando si assimilerà in noi" (p. 25). Riteneva che questo fosse l’unico modo per studiare "crescendo", al fine di diventare più forti e conquistare "il pensiero e l’elevazione dello spirito” (p. 25).

Maria Montessori reputava questo metodo valido ovunque “si insegni": possiamo forse applicare questi consigli al lavoro della maestra? La maestra infatti è anche una studiosa. Troppo spesso si ha tendenza a credere che una volta acquisita la "formazione Montessori", si abbiano le carte in regola. Ma non è così, una "nuova" maestra non ha mai finito di imparare se segue davvero i bambini. Mi sembra importante sottolineare l’esigenza per la maestra di trovare un nutrimento. La lettura, o meglio la meditazione, di testi di grandi pensatori, che si tratti di scrittori, filosofi o scienziati, è una fonte inesauribile. Gianna Gobbi8, per esempio, diceva di aver letto una ventina di volte i libri di Maria Montessori e affermava di avervi scoperto ogni volta nuovi elementi stimolanti. Dedicò sempre una grande attenzione all’album della maestra che considerava un accompagnatore, un vero e proprio diario di bordo. Rielaborò alcune schede con la presentazione dei materiali dopo avere osservato a lungo i bambini. Una settimana prima di morire disse ad un’amica: "Devo riscrivere il mio album”. Per quanto mi riguarda trovo sempre un’ispirazione vivificante negli scritti di Maria Montessori. Il suo linguaggio ricco di immagini è di grande attualità ed efficacia.


  1. A. Scocchera, Maria Montessori. Il metodo del bambino e la formazione dell’uomo. Scritti e documenti inediti e rari, Edizioni Opera Nazionale Montessori, Roma 2002, p. 225. ↩︎

  2. G. Cives, Maria Montessori pedagogista complessa, ETS, Pisa 2001, pp. 92-93. ↩︎

  3. A. Scocchera, Maria Montessori. Il metodo del bambino e la formazione dell’uomo. Scritti e documenti inediti e rari, cit., p. 225. ↩︎

  4. T.J. Guéritte, “Notes de vacances”, La Nouvelle Éducation, 1932, n. 109, pp. 167-168. ↩︎

  5. A. Scocchera, Maria Montessori. Il metodo del bambino e la formazione dell’uomo, cit., pp. 226-227. ↩︎

  6. Ibidem↩︎

  7. M. Montessori, Antropologia Pedagogica, Vallardi, Milano 1910. ↩︎

  8. (1917-2002) Ha dato il suo nome al famoso “mobile” creato quando lavorava presso la scuola AIM fondata da Adele Costa Gnocchi. Con Sofia Cavalletti ha elaborato le Catechesi del Buon Pastore↩︎