L’esame che non giudica: quando il bambino diventa maestro

Ci sono viaggi che non si misurano in chilometri, ma in battiti del cuore. Il tragitto Palermo–Alcamo, percorso insieme ai miei alunni della scuola parentale primaria Montessori Ape Pina, è stato uno di questi. Un viaggio carico di emozione silenziosa, di attese non dette, di fiducia. I bambini portavano con sé le loro cartelle, più grandi di loro, gonfie di lavori, ricerche, libricini nati dalle loro mani e dal loro pensiero durante l’anno scolastico. Non sapevano esattamente cosa li aspettasse. Avevo solo detto loro: “Troverete una classe con materiali Montessori, uguali a quelli che usiamo ogni giorno, e mostrerete ad altre maestre come sapete lavorare”. Nessuna parola su esami, giudizi, voti. Perché non erano mai stati educati a dimostrare, ma a essere.

Dal “luogo casa” al corridoio della scuola

Giunti a scuola, attraversammo un lungo corridoio. Uno spazio ordinato, funzionale, ma lontano da quell’ambiente che noi chiamiamo “casa del fanciullo”: uno spazio pensato non per contenere bambini, ma per accoglierli. Nel nostro ambiente ogni materiale è disposto per facilitare la scoperta; qui, invece, il percorso è segnato da muri e stanze. Eppure, come Maria Montessori ce lo ha insegnato, l’ambiente è il “terzo maestro” e parla da sé: “L’ambiente deve essere ricco di motivi che stimolano l’attività e invitano il bambino a condurre le sue esperienze”.1

Io, da adulta, e da maestra, ero probabilmente la più emozionata. Il bambino non possiede ancora la consapevolezza del giudizio; l’adulto sì. E questo fa tremare le ginocchia. I miei alunni avevano vissuto un intero anno senza voti, senza competizione, senza l’obbligo di dimostrare competenze. Avevano lavorato per il piacere di capire, di scoprire, di ordinare il mondo. Ora quel mondo doveva essere “osservato” da altri adulti. Rimasi sull’uscio della porta.

Il lavoro accade

Ed ecco accadere ciò che accade sempre, quando il bambino è stato rispettato. Li osservavo mentre lavoravano: maneggiavano il materiale della banca con naturalezza, come se fosse un’estensione delle loro mani. Alcuni stesero un tappeto e scelsero una nomenclatura sulla nascita della vita. Altri si dedicarono al dettato in corsa, altri ancora si orientarono verso i materiali di inglese.

Il silenzio non era imposto: era abitato. Ogni gesto aveva un inizio, uno svolgimento e una conclusione. Al termine, il materiale veniva riordinato. Maria Montessori ci ricorda che “il lavoro del bambino non produce un oggetto materiale, ma crea l’umanità stessa”2. E in quell’aula, tra mani che manipolavano e sguardi sereni, vidi quella creazione accadere. Ogni tanto, uno sguardo si voltava verso di me. Cercava conferma? No. Cercava relazione. E io c’ero. I loro occhi erano sereni ed entusiasti. Questa è la vera concentrazione: non tensione, ma gioia calma.

La parola che nasce dal pensiero

Il secondo giorno era dedicato all’esposizione orale. Uno alla volta, i bambini presentarono le loro ricerche alla commissione. Io sedevo accanto a loro e sentivo le emozioni attraversarmi il corpo, come se sapessi già ogni parola che sarebbe arrivata. Poi accadde qualcosa che rimarrà inciso nella mia memoria di educatrice. Il presidente della commissione chiese a un bambino:

“Il sole è il simbolo del verbo. Conosci altri simboli?”. Il bambino rispose di sì e si soffermò sull’avverbio. “Cos’è l’avverbio?” E lui: “Il cane corre velocemente: il – articolo; cane – nome; corre – verbo; velocemente – avverbio. È come dire… un aggettivo del verbo”. Una risposta semplice, limpida, essenziale.

L’intera commissione rimase colpita. In quel momento, il bambino-maestro si rivelava all’adulto. Non era una risposta memorizzata, ma una comprensione viva del linguaggio. Maria Montessori scrisse: “Il bambino ha una mente in grado di assorbire il sapere. Ha il potere di insegnare a se stesso”3. E quel bambino, nella sua naturale semplicità, lo stava dimostrando.

A un altro fu chiesto cosa fosse una metamorfosi: “È semplice: una trasformazione”. Sei anni. E una parola piena.

Dentro la storia della pedagogia

La mattinata proseguì così, come una lenta rivelazione. Questa è l’essenza del metodo montessoriano: apprendere non come costrizione, ma come esercizio di libertà e responsabilità personale. Maria Montessori ci ha ricordato che “l’educazione è un atto di libertà, non di costrizione”4. Quando uscii da quell’aula, il mio cuore batteva all’impazzata. E allora compresi. Compresi davvero. Compresi cosa aveva provato Maria Montessori il giorno in cui i suoi bambini, definiti “deficienti” dalla scienza del tempo, sostennero gli esami di idoneità ottenendo risultati superiori a quelli dei bambini cosiddetti normodotati. In quel momento storico, lei realizzò che il bambino, se rispettato completamente nella sua dignità, rivela potenzialità che nessun adulto avrebbe potuto sospettare.

Mi sentii sintonizzata con il suo sentire, con la sua rivoluzione silenziosa. Perché non c’è nulla di straordinario in ciò che è accaduto durante gli esami ad Alcamo. C’è solo un metodo che rispetta lo sviluppo naturale del bambino. E quando il bambino è rispettato, sa.

Una riflessione necessaria

Questi esami non hanno solo certificato l’idoneità dei bambini a passare in una classe successiva, ma hanno piuttosto mostrato l’idoneità di un approccio educativo: quello che non anticipa, non forza, non giudica, ma prepara. Il “nuovo” bambino di cui ci parla Maria Montessori non risponde per compiacere. Risponde perché ha interiorizzato. E quando parla, non ripete: pensa.

L’esperienza vissuta non appartiene solo ai miei alunni. Essa appartiene a tutti coloro che credono in un’educazione che considera il bambino come speranza e promessa per l’umanità, e non come un semplice oggetto di misurazione. Questa è la scuola dove i bambini non imparano per compiacere, ma imparano per essere. Il bambino diventa così maestro di sé stesso.

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  1. Montessori, M. (1936). L’autoeducazione nelle scuole elementari. Milano: Garzanti. ↩︎

  2. Montessori, M. (1949). La mente del bambino. Milano: Garzanti. ↩︎

  3. Montessori, M. (1949). La mente del bambino. Milano: Garzanti. ↩︎

  4. Montessori, M. (1936). Educazione e pace. Milano: Garzanti. ↩︎