La nascita della Casa dei Bambini, dell’Istituto Comprensivo di Omegna

Quello che raccontiamo è il percorso di due insegnanti della scuola dell’infanzia, Silvia e Debora: un cammino fatto di dubbi e domande, di studio e approfondimento, di entusiasmo e continua trasformazione. Un’esperienza vissuta passo dopo passo, tra riflessioni, scelte meditate e desiderio costante di mettersi in gioco.

Dopo molti anni di lavoro con metodo tradizionale, abbiamo deciso di metterci in discussione e intraprendere un percorso di formazione Montessori per la fascia 3-6 anni. È stato un viaggio professionale ma anche profondamente personale, che ci ha portate a rivedere spazi, tempi e modalità educative, fino a condurci alla nascita di una Casa dei Bambini, pensata e costruita con cura, consapevolezza e amore per l’infanzia.

Il nostro Istituto Comprensivo, tra le varie proposte formative, ha offerto la possibilità di partecipare a un corso di formazione Montessori, attraverso la rete Re.Mo. Abbiamo accolto la proposta con sentimenti contrastanti: da un lato la curiosità, dall’altro la preoccupazione per l’impegno richiesto, per le numerose ore di corso e per ciò che immaginavamo potesse diventare un “vincolo educativo”.

Prima di intraprendere il percorso formativo, pensavamo che il metodo si distinguesse soprattutto per una maggiore valorizzazione del lavoro individuale, per l’impiego di materiali naturali, per la libertà espressiva e per le esperienze all’aria aperta. Inoltre, la rappresentazione del metodo oggi diffusa, veicolata dai social media e dalla commercializzazione di giochi in legno, non riesce a restituire la complessità e il rigore scientifico dei materiali di sviluppo che caratterizzano la pedagogia di Maria Montessori.

In quel periodo stavamo vivendo una situazione complessa: una sezione di 24 bambini di tre anni, tutti in inserimento, con grandi fatiche legate all’omogeneità del gruppo e alla gestione quotidiana. A spingerci verso la formazione è stato anche il racconto positivo delle colleghe della scuola primaria, che da anni lavorano con metodo Montessori e ne testimoniavano il valore educativo. Abbiamo così deciso di aderire al corso.

Poco prima dell’avvio del corso, il Dirigente Scolastico del nostro Istituto ci comunicò che, qualora le famiglie avessero manifestato interesse, era intenzionato ad aprire una sezione Montessori per ampliare l’offerta formativa sul territorio. Questa prospettiva ci ha entusiasmate, ma al tempo stesso spaventate: più studiavamo il metodo, più ci rendevamo conto della grande complessità e responsabilità che comportava la sua applicazione.

Abbiamo scoperto una Maria Montessori geniale, capace di osservare il bambino e di costruire un ambiente di apprendimento scientificamente pensato, ricco di materiali di sviluppo che offrono infinite possibilità di crescita cognitiva. Guardare i filmati dei bambini al lavoro ci dava l’impressione di “vedere” il loro cervello in attività, come un ingranaggio vivo, dinamico, in continuo movimento. Più conoscevamo il metodo, più ce ne innamoravamo.

Gli ostacoli, però, non sono mancati. Dal punto di vista organizzativo, immaginare una sezione eterogenea in una scuola composta da cinque sezioni a età omogenea ha richiesto una profonda riorganizzazione. A questo si è aggiunta la fatica, comprensibile, di accogliere una proposta nuova da parte del gruppo docente della scuola: le novità possono spaventare, probabilmente perché mettono in discussione equilibri e certezze consolidate.

In occasione del primo Open Day abbiamo allestito una “ipotetica” Casa dei Bambini, cercando di renderla il più possibile aderente a ciò che sarebbe diventata. È stato un lavoro faticoso ma prezioso: abbiamo realizzato materiali di vita pratica, fino-motori, di botanica e zoologia e, grazie alla collaborazione di una collega della primaria, abbiamo potuto mostrare anche alcuni materiali ponte. L’interesse delle famiglie è stato immediato e le iscrizioni sono arrivate senza difficoltà.

Dopo mesi di incertezze organizzative, è arrivata la conferma: da settembre 2024 sarebbe partita la nuova sezione, eterogenea e con la presenza del sostegno. La condivisione del cambiamento ci ha rassicurate e ha dato il via a una nuova fase fatta di progettazione intensa e studio continuo.

Durante l’estate abbiamo lavorato senza sosta: carteggiato, tinteggiato, foderato, smontato, assemblato. Le nostre mani erano sempre in movimento, guidate da un progetto che prendeva forma giorno dopo giorno.

Anche nei momenti di pausa, tra un tuffo nel lago e una passeggiata in montagna, la mente restava lì, dentro quella sezione che stava nascendo. Pensavamo alle nomenclature, progettavamo pannelli in compensato per la routine, preparavamo scritte in corsivo, rivestivamo con Carta Giglio scatole di forme e dimensioni diverse. Trasformavamo vecchi arredi, recuperavamo oggetti del passato per donare loro nuova vita, studiavamo vassoietti per le attività di fino-motorio e di vita pratica, sceglievamo con cura libri e cofanetti.

È stata un’estate di lavoro intenso, ma anche di entusiasmo e sogni condivisi: ogni gesto, anche il più semplice, aveva un senso e contribuiva a costruire, con pazienza e dedizione, la nostra Casa dei Bambini.

Uno dei dubbi più grandi ha riguardato gli spazi. La nostra sezione è di dimensioni contenute, circa 6m per 6,50m, mentre il metodo prevede ambienti ampi e più funzionali, allo sviluppo motorio e alla promozione del controllo dei movimenti, con la possibilità per i bambini di lavorare a terra, srotolando un tappeto e una ricca presenza di materiali di sviluppo. Questo apparente limite è diventato oggetto di confronto e ripensamento continuo.

Quando sono arrivati gli arredi e i materiali, eravamo felici ed emozionate, ma a quell’entusiasmo si è subito affiancata la consapevolezza della sfida che ci attendeva: far convivere ricchezza di proposte e spazi ridotti.

Abbiamo ripensato infinite volte l’organizzazione dell’ambiente, cercando di valorizzare ogni centimetro a disposizione. Quella che inizialmente percepivamo come una difficoltà si è trasformata in un profondo studio dello spazio: la disposizione dei mobili, il posizionamento dei tavoli, la definizione delle aree di lavoro, scegliendo con cura per dare valore a ogni zona.

Le ampie vetrate che si affacciano sul cortile rappresentano una grande ricchezza per la luce e l’apertura verso l’esterno, ma rendono disponibili meno pareti: anche questo è stato oggetto di riflessione e tentativi. Per compensare, abbiamo scelto di utilizzare il corridoio adiacente, riorganizzandolo con tavolini e mobiletti ampliando così gli spazi di lavoro.

Ogni scelta è stata guidata dalla consapevolezza che, nella visione montessoriana, l’ambiente non è un semplice sfondo, ma una componente essenziale del processo educativo. Ci siamo orientate ai principi espressi da Maria Montessori nei suoi scritti: cura del bello, attenzione al dettaglio, ordine e armonia. In tutto il lavoro di preparazione abbiamo dato importanza anche all’aspetto estetico nella convinzione che l’estetica non è semplice decorazione, ma condizione che sostiene concentrazione, interesse e rispetto.

Un ruolo importante ha giocato il Dirigente scolastico, che ha creduto fin dall’inizio nel progetto e ha investito nell’acquisto dei principali materiali di sviluppo. Senza il suo sostegno e la sua lungimiranza, la nostra Casa dei Bambini non sarebbe mai nata. Con 24 iscritti, timori e grandi aspettative, abbiamo iniziato l’anno scolastico in un ambiente curato e funzionale, fiere di ciò che avevamo costruito.

Il dubbio di non essere all’altezza ci ha accompagnate a lungo: Maria Montessori ha lasciato linee di studio chiare e rigorose, e la responsabilità che sentivamo era grande. Ma il riscontro dei bambini ha colmato ogni timore. Fin da subito abbiamo colto il potenziale dei materiali e compreso quanto l’apprendimento emotivamente coinvolgente sia la vera chiave dell’educazione.

Il silenzio e l’attenzione durante le presentazioni sono state una grande soddisfazione. Con un gruppo interamente nuovo abbiamo iniziato con alcune presentazioni collettive, rimanendo colpite dalla concentrazione profonda e dall’applauso spontaneo finale. In quei momenti, con gli occhi lucidi, abbiamo pensato: questa è la magia della proposta di Maria Montessori.

Nei mesi successivi si è unita a noi una terza docente, Sara, laureata in Scienze della Formazione Primaria. Pur senza una formazione Montessori specifica, si è inserita nel team con professionalità, disponibilità e desiderio di apprendere, rafforzando la coesione del gruppo.

Il nostro Istituto ci ha inoltre offerto una supervisione con la formatrice Elisa Loprete, che ci ha fornito indicazioni preziose sul piano didattico e organizzativo, aiutandoci ad approfondire anche ambiti complessi come la psico-aritmetica. Il suo intervento è stato stimolante ed emozionante.

Crediamo profondamente che la formazione non possa mai dirsi conclusa. Essere insegnanti significa restare in ricerca, per crescere come professioniste e offrire ai bambini opportunità sempre più autentiche.

Oggi, nella nostra Casa dei Bambini, si respirano pace, concentrazione, lentezza, attenzione e curiosità. È un luogo di crescita e di scoperta continua. E noi sappiamo, con gratitudine, che non vorremmo essere in nessun altro posto.

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