Lo sguardo che cambia

Tra la fine del mese di marzo e la seconda metà di maggio ho tenuto cinque incontri su cosa rappresenti essere genitori oggi, facendo riferimento al pensiero di Maria Montessori. Un percorso articolato in momenti di scambio condivisi tra genitori sulle buone pratiche educative, a cui hanno partecipato anche molti insegnanti.

Non volevo offrire nessuna ricetta preconfezionata, né indicare un tracciato sicuro verso cui dirigersi: mi sentivo mossa soltanto dalla necessità di capire meglio i nostri figli e i nostri studenti grazie alle parole illuminanti di Maria Montessori.

Sono stati momenti ricchi di emozioni, in cui sono emerse tante preoccupazioni e fragilità circa il nostro essere genitori oggi, in una società definita “aeriforme” e “liquida” da Zygmunt Bauman.

Il nostro punto di partenza è stata la lettura guidata del testo di Maria Montessori Il bambino in famiglia. Il libro raccoglie i contributi di una serie di conferenze tenute nel 1923 a Bruxelles nelle quali avanzava idee e proposte per una vera e propria “Scuola dei Genitori”, enumerando concretamente i principi che potevano indicare la via più giusta per educare e crescere, in famiglia, bambini indipendenti.

Il metodo Montessori veniva così trasferito dalla Casa dei Bambini alla vita quotidiana, con l’obiettivo di rendere i bambini liberi di manifestare il proprio carattere, le proprie attitudini personali e la propria creatività. Emerge la forza del pensiero montessoriano, che pone l’accento su alcuni aspetti di cui molto si parla soprattutto nelle nostre scuole, ma di cui, a mio avviso, si tiene poco conto: l’indipendenza, come presa di coscienza delle tante autonomie che il bambino conquista con grandi sforzi, e la libertà di manifestare il proprio carattere, le sue inclinazioni e il suo spirito creativo.

Per usare un termine che oggi è molto inflazionato, Maria Montessori è davvero “trasversale” ai nostri bisogni di educatori alla costante ricerca e alla riscoperta dell’unico vero attore di un possibile cambiamento sociale: il bambino. Numerosi genitori sperimentano difficoltà: alcuni non sentono la piena responsabilità del loro ruolo, mentre altri lo percepiscono come schiacciante a livello emotivo.

Siamo partiti da questa frase: “Bisogna credere a tutto il bene che sta nascosto nel bambino e prepararsi a riconoscerlo con cura ed amore”.1 Attraverso queste parole abbiamo provato a sintonizzarci con i nostri bambini e ad ascoltare la voce profonda dell’infanzia.

Le parole di Maria Montessori sono chiare e ancora di grande attualità: oggi, forse, più di allora assumono un valore forte alla luce dei complessi e mutevoli scenari sociali e culturali. Maria Montessori ci sprona a credere nell’infanzia e a prendercene cura. Per fare questo, ci invita a studiare i bambini e a tener sempre presente le loro caratteristiche e i loro bisogni.

Ci siamo soffermati su quell’invito forte espresso con un imperativo categorico, “bisogna”. Maria Montessori non invita, non suggerisce, non consiglia: dice che è necessario credere in tutto il potenziale del bambino e lasciare che possa esprimerlo pienamente e quindi realizzarlo.

Siamo quindi arrivati a uno dei più importanti aspetti della psico-pedagogia montessoriana: “L’opera giusta, dell’adulto verso il bambino dovrebbe essere quella di preparargli un ‘ambiente adatto’ […] L’attuazione pratica dell’educazione, dovrebbe cominciare dalla costruzione di un ambiente che ripari il bambino da ostacoli duri e pericolosi che potrebbero opporgli il mondo adulto”.2 Noi adulti molto spesso, al contrario, non siamo del tutto consapevoli degli ambienti a cui esponiamo i nostri bambini, ambienti che possono essere fisici ma anche relazionali e verbali.

Ci siamo soffermati lungamente sugli ambienti digitali che i bambini “frequentano” sempre più precocemente e che non sono assolutamente adeguati alle loro caratteristiche psichiche ed emotive. Il tema è rimasto molto aperto, ma è emersa forte la necessità di restare accanto ai nostri figli proprio in questo nostro tempo, cogliendone sicuramente, con onestà, i chiaroscuri, ma valorizzando anche gli aspetti positivi per permettere ai nostri bambini di crescere con fiducia.

Abbiamo riflettuto sull’importanza di ascoltare i nostri bambini: si tratta di un ascolto partecipato che ci aiuta a sintonizzarsi con i bisogni emotivi profondi del proprio figlio all’interno di una cornice di senso che alimenta la fiducia, il rispetto reciproco. È uno specchiarsi per vedersi riflesso nel cuore e nella mente dell’altro. Ad esempio, quando i bambini tornano a casa da scuola abbiamo riflettuto sul fatto che forse non è prioritario sapere “com’è andata la giornata a scuola”, ma piuttosto chiedere se hanno piacere a raccontarci qualcosa, far sentire la nostra disponibilità ad accogliere qualunque cosa viene portata. Ci siamo resi conto però che per raccontarsi servano un luogo e un tempo tranquillo in cui accogliere i propri limiti e le proprie fatiche. Solo chi si sente riconosciuto, accolto e non giudicato in tutti i suoi aspetti, soprattutto nelle sue fragilità, potrà crescere sano, forte e gioioso.

Un altro tema che i genitori hanno portato è stato quello della mancanza di tempo da dedicare alla propria famiglia: molti genitori hanno condiviso di far fatica a trovare quello spazio mentale ed emotivo per accogliere i propri figli oltre alla quasi totale mancanza reale di tempo, a causa dei ritmi di lavoro sempre più pressanti ed incalzanti. Questo porta a delegare l’educazione, fin dai primissimi mesi di vita, ad altre figure educative che finiscono per diventare “surrogati” dei genitori. Molti genitori hanno condiviso un forte senso di colpa per questa situazione: si sentono di dover dare priorità al lavoro che in questo momento storico spesso scarseggia o che richiede un maggiore investimento di energie personali, generando spesso ansia e profonda frustrazione. A volte la sensazione di “non essere abbastanza” per i propri figli prende il sopravvento.

Sono alcuni degli argomenti portati dalle famiglie in questi incontri che ci hanno fatto capire quanto sia stato importante ritrovarsi in uno spazio accogliente per parlare e per ascoltarsi, per comunicare pensieri ed emozioni, innescare riflessioni, scoprirci imperfetti nel nostro “lavoro” quotidiano di madri e di padri, di maestri e di maestre, di insegnanti. Abbiamo imparato ad ascoltare senza sentirci giudicati, abbiamo sperimentato, anche noi come adulti, uno spazio fisico accogliente che poi si è trasformato in uno spazio mentale di presa in carico reciproca, per tornare a casa con la consapevolezza che essere genitori è prima di tutto un viaggio a cui non possiamo sottrarci e la cui scoperta finale sono i nostri bambini.

Qualcuno ha trovato nei nostri incontri momenti di grande conforto, sentendosi meno solo nell’affrontare le tante difficoltà quotidiane. Piccoli passi in avanti verso una maggiore consapevolezza dell’essere genitori oggi, in questo nostro tempo ricco di sfide educative, ma anche foriero di nuove possibilità e di nuove trasformazioni.

“Tutti noi abbiamo la tendenza a dormire sulle cose e occorre un essere nuovo che ci svegli e ci tenga desti, con modi che non sono i nostri, qualche essere che agisca diversamente da noi e ci sproni a vivere meglio. Vivere meglio, perché l’uomo andrebbe degenerando e il bambino lo aiuta a salire. Se l’adulto non ne fa caso si perde, a poco a poco si ricopre di una crosta dura e diventa insensibile”.3 Ci siamo lasciati con questo proposito: scoprire il bambino e vivere meglio!


  1. M. Montessori, Il bambino in famiglia, Garzanti, Milano 1999, p. 131. ↩︎

  2. Ivi, p. 12. ↩︎

  3. Ivi, p. 40. ↩︎