Montessori ed educazione in natura

Lo sviluppo di un progetto di comunità educativa per bambini e famiglie a Pavia

Nella nostra aula, a Macondo, oltre alle bambine, ai bambini e alle maestre ci sono un coniglio, Francesco, e una criceta, Pepa.

Pepa, nella sua casa, gode di svariati intrattenimenti e comodità, eppure nulla le piace di più di un piccolo gomitolo di lana gialla che le era stato dato per giocare. Pepa, giocandoci, ha creato un enorme groviglio di filo e riccioli di segatura che la accoglie e la ripara per i suoi pisolini. Lo sposta, lo comprime, lo sprimaccia come un cuscino, lo attraversa tuffandocisi dentro per poi emergerne da punti diversi, e il groviglio cambia forma adattandosi sempre allo scopo che lei vuole dargli.

Questa massa ingarbugliata, apparentemente disordinata, è in realtà un unico filo capace di sostenere e accogliere armoniosamente Pepa e ci rappresenta molto. La storia della nostra costituzione, con l’intreccio di motivazioni, percorsi ed emozioni personali che guidano ciascuno di noi in questa avventura educativa, somiglia molto al groviglio di Pepa. Come sarebbe impossibile trovare il bandolo del suo filo, così è difficile individuare con certezza da dove abbia origine la nostra storia: forse dall’essere genitori prima ancora che educatori, insegnanti, accompagnatori in natura o operatori sanitari. Da genitori, infatti, abbiamo sentito il bisogno di garantire ai nostri figli spazi educativi che rispecchiassero i nostri principi; da educatori, avevamo l’urgenza di creare ambienti in cui i nostri valori pedagogici trovassero concreta applicazione quotidiana, per i bambini e per le famiglie.

Per quanto tortuosi e differenti possano essere questi intrecci, sono fatti di un unico filo che ci accomuna: la centralità del bambino e la ricerca di autenticità nelle sue esperienze di apprendimento. Tenendo stretto questo filo conduttore, abbiamo scoperto, proprio come Pepa, che si poteva dare vita a una realtà educativa caratterizzata dal continuo movimento senza diventare un groviglio disordinato ma piuttosto una trama viva che accoglie e sostiene bambini, famiglie e professionisti.

Alle origini: il bisogno di tempo, presenza e natura

È stato nel periodo post-pandemia, in un momento storico in cui i contesti educativi avevano ristretto sempre di più i campi di esperienza e condivisione dei bambini, che abbiamo mosso i primi passi, in punta di piedi, con il progetto “Trova Tempo”, uno spazio genitore-bambino attivo presso la “Cascina Grigia” di Pavia. Tre sono stati fin da subito i pilastri fondamentali del nostro lavoro: il metodo Montessori, l’educazione in natura e la valorizzazione del ruolo del genitore.

Alla presenza di due educatrici formate nel metodo Montessori,1 bambini e genitori trascorrevano tre mattine a settimana nella cascina che ancora oggi ospita tutti i progetti dell’A.P.S. “Semi di Senape”.2 Le famiglie erano affiancate nella presentazione del materiale semplice, pensato per rispondere ai bisogni cognitivi, motori e sensoriali della fascia 0-3 anni, così come venivano accompagnate a vivere le esperienze dei bambini all’aperto ritrovando tempo di condivisione con i propri figli. Gli spazi esterni della cascina e i dintorni erano parte integrante dell’ambiente di apprendimento offerto: orto, animali, percorsi motori e atelier all’aperto diventavano veri e propri laboratori di scoperta, dove i bambini potevano interagire con il mondo reale. Infatti, l’esperienza autentica è ciò che rende possibile all’essere umano la costruzione del proprio intelletto, la creazione di sé come individuo e la comprensione del mondo in cui vive.

L’esperienza del “Trova Tempo” ci ha permesso di osservare direttamente quanto un attaccamento positivo3 con le figure caregiver influisca sullo sviluppo cerebrale, sull’organizzazione delle sinapsi e sulla regolazione affettiva. Questo ha dato sostegno alle nostre scelte nell’integrazione delle relazioni tra genitori e figli, tra educatore e genitore e tra educatore e bambini. La possibilità che avevamo al “Trova Tempo” di sperimentare lo spazio esterno, nei suoi tratti antropizzati e selvatici, ci ha anche confermato quanto la natura sia agente educativo attivo, come Maria Montessori aveva già sottolineato nei suoi testi, sostenendo che l’esperienza diretta con la natura è essenziale per la crescita mentale del bambino.4

Questo spazio era diventato in poco tempo luogo di condivisione profonda e di scoperta del bambino e aveva fatto sì che il nostro bisogno iniziale si trasformasse in una forza più potente e inesauribile: il desiderio di un progetto più strutturato.

“Cascina dei Bambini”: una possibile integrazione tra Montessori e educazione in natura

Grazie al legame costruito con le famiglie e alla fiducia consolidata, nel 2020 è nato il progetto della “Cascina dei Bambini”5 dell’A.P.S. “Semi di Senape”, che fin da subito si è mantenuto saldo ai principi montessoriani, aprendo al contempo alla contaminazione metodologica e alle più recenti ricerche sulle neuroscienze.

Forti dell’esperienza del “Trova Tempo” e dei nostri percorsi di formazione, ci siamo concentrate sull’integrazione tra il metodo Montessori e l’educazione in natura. Secondo Maria Montessori i bambini imparano a osservare, indagare, confrontare e sperimentare in maniera autentica: stare all’aperto favorisce lo sviluppo di autonomia, concentrazione e motricità, stimola i sensi, rafforza la curiosità e permette di elaborare concretamente ciò che si apprende negli spazi interni. L’esperienza diventa così un dialogo continuo tra dentro e fuori, in cui ogni ambiente contribuisce allo sviluppo delle competenze cognitive, sensoriali e motorie.

Le ore trascorse in natura hanno motivazioni precise: muoversi e osservare l’ambiente sviluppa la motricità grossa, l’equilibrio, la coordinazione e la forza, mentre le attività di cura dell’orto, della piccola aia o del cantiere favoriscono la responsabilità, la pianificazione e la concentrazione. La natura permette al bambino di confrontarsi con fenomeni reali, cicli di vita, forme e colori, quantità e simmetrie, stimolando la mente matematica e scientifica. Gli spazi esterni offrono opportunità di osservazione, scoperta e sperimentazione, mentre la scelta di proporre materiali naturali e strumenti a misura di bambino permette di sostenere la motricità fine e le attività di vita pratica in contesti concreti. La natura, con il suo dato reale e concreto, diventa il terreno su cui sviluppare intelligenza, autonomia, senso di sé e consapevolezza del proprio corpo. Ogni attività fuori, dalla raccolta di frutti alla costruzione di percorsi, dall’osservazione dei cicli naturali alla cura degli animali, è pensata per favorire l’esplorazione guidata dall’interesse e per stimolare l’osservazione diretta dei fenomeni naturali.

Gli spazi interni si presentano suddivisi nelle aree di interesse previste per una Casa dei Bambini che sono ricche di materiali scientifici e di sviluppo Montessori. Per questa fascia d’età è necessario offrire esperienze autentiche e concrete ai bambini: negli spazi interni questa vocazione si concretizza nella cucina e negli spazi di cura della persona. Il locale dedicato alla cucina diventa un vero ambiente di apprendimento e lavoro, dove le attività di vita pratica trovano uno spazio naturale: i bambini possono preparare la merenda, un tè o un caffè per la maestra, una spremuta d’arancia o dell’acqua aromatizzata con le erbe dell’orto. Gli spazi e gli utensili sono a loro misura: banconi, stoviglie e strumenti da taglio sicuri, introdotti gradualmente, favoriscono l’autonomia e la sicurezza. Anche l’uso della piastra elettrica, della caffettiera o, per i più grandi, del fornello è guidato e sorvegliato dall’adulto, che sostiene gli apprendimenti senza sostituirsi al bambino. In cucina si svolgono inoltre lezioni e presentazioni, occasioni di scoperta guidata, analoghi a quanto accade nell’aula con il materiale scientifico Montessori.

Allo stesso modo, gli spazi per l’igiene personale, come i bagni e gli spogliatoi, sono pensati per favorire la reale autonomia dei bambini: qui si vestono e si svestono da soli, imparando a riconoscere il vestiario più adatto, mentre le educatrici osservano, negoziano, accolgono e sostengono gli interessi emergenti, accompagnando il bambino nell’apprendimento delle autonomie quotidiane.

L’adulto ha il ruolo fondamentale di sostenere gli apprendimenti, osservando attentamente le attività, intercettando gli interessi emergenti dei bambini e rilanciando nuove esperienze o materiali in risposta a queste curiosità. Gli strumenti, gli ortaggi da seminare, le erbe aromatiche da annusare o i tesori raccolti diventano mezzi attraverso cui i bambini sperimentano il mondo, affinano la motricità fine e grossa e sviluppano la mente matematica, la creatività e la concentrazione. Ogni esperienza è occasione di osservazione e scoperta: i bambini imparano a rallentare, attendere i tempi naturali, osservare i dettagli, registrare i cambiamenti stagionali e costruire connessioni tra gli eventi naturali e la vita quotidiana.

In questo modo, la “Cascina dei Bambini” integra il metodo Montessori e l’educazione in natura, creando ambienti che dialogano tra loro, dove il bambino esplora, manipola, osserva, ripete e riflette. L’adulto accompagna sostenendo gli apprendimenti, rilanciando gli interessi emergenti e valorizzando ogni occasione di scoperta, mentre il dialogo tra interno ed esterno diventa il filo conduttore che guida il percorso di crescita dei bambini verso autonomia, responsabilità e consapevolezza di sé, con la natura come maestra viva e presente.

“Macondo”, dove “Per cominciare offriamogli il mondo”6 diventa una realtà

Nel 2021 nasce “Macondo”,7 la nostra scuola primaria, una nuova esperienza di integrazione di pratiche educative: nella nostra piccola pluriclasse il metodo Montessori incontra l’educazione diffusa.8 I bambini e le bambine di Macondo lasciano settimanalmente le mura della cascina per addentrarsi tra le vie delle città, lungo gli argini del nostro fiume, sulle torri dei castelli, nelle sale dei musei, all’università per origliare qualche lezione, nei mercati, nelle biblioteche, nei negozi, nei comuni, nei bar, sulle colline e le montagne con le Guardie Ecologiche Volontarie, nelle piazze a manifestare. Tutto questo per rispondere agli interessi dei bambini e delle bambine alle quali cerchiamo quotidianamente di consegnare la società e la cultura attuali.

In questo secondo piano di sviluppo,9 crescono i bisogni cognitivi e si vanno raffinando competenze acquisite precedentemente: per questo aumenta il materiale scientifico a loro disposizione, cresce lo spazio fisico di cui dispongono per le loro esperienze di apprendimento e si sperimentano le prime assunzioni di responsabilità nella gestione della vita comunitaria a scuola. I bambini e le bambine diventano protagonisti attivi di un apprendimento che unisce esperienza diretta e riflessione, interno ed esterno, natura e città. Continuano ad abitare e a prendersi cura degli spazi interni di “Macondo” e degli animali della cascina, ma allo stesso tempo sono liberi di disporre degli spazi all’aperto e, soprattutto, degli ambienti quelli completamente esterni alla Cascina Grigia. Prendendo spunto dalla pratica dei “going out” tipici delle scuole internazionali di A.M.I.,10 ogni esplorazione urbana o naturale diventa occasione di sviluppo di competenze cognitive, relazionali e sociali. Nel preparare queste uscite, bambini e bambine sono coinvolti nell’individuazione delle mete, legate agli interessi incontrati in aula o agli argomenti delle favole cosmiche, e ne sono promotori e organizzatori diretti. Il mondo è come se fosse un materiale vivo, pronto a essere osservato, compreso e trasformato in apprendimento concreto.

“Germogli”: il progetto attuale che riporta tutto alle origini

Nel 2024 accade un fatto che da ulteriore linfa nel progetto: tre delle nostre educatrici entrano in maternità e subito menti, mani e cuori si mettono al lavoro per cercare un luogo dove i loro figli potessero trovare spazio nell’anno seguente. L’originario progetto “Trova Tempo” – rimasto sempre attivo negli anni sotto il nome di “Germogli” – si stabilisce in un luogo che diverrà il nido parentale 12-36 mesi dell’Associazione.

Con il progetto “Germogli”, la nostra storia si arricchisce di nuove possibilità grazie all’arrivo di un’educatrice specializzata nel pensiero Pikler.11 Il filo conduttore, però, rimane lo stesso: Montessori, natura e valorizzazione del ruolo del genitore, intrecciati in una trama viva che continua a crescere e ad accogliere ogni bambino, ogni famiglia e ogni educatore. In questo nuovo progetto, il valore della presenza genitoriale è radice profonda. Nei primi anni, i genitori erano presenti ogni giorno, affiancando le educatrici come veri e propri assistenti nella cura e nelle attività; col tempo, la loro presenza si è trasformata, trovando nuove forme di partecipazione.

Oggi i genitori continuano ad abitare il progetto come soggetti attivi, sostenendo le giornate educative, organizzando momenti di festa, raccontando la propria esperienza agli open day e condividendo un percorso di crescita collettiva. Nel progetto “Germogli”, dove tutto rallenta per dare spazio alla relazione nella diade, il genitore riscopre la lentezza, l’osservazione e la meraviglia: comprende che partecipare alle esperienze dei bambini significa anche sostare accanto, lasciare che si esprimano nella loro forza e nella loro curiosità in un ambiente preparato. Grazie a questo progetto siamo sicure che nuovi genitori si uniranno a questo cerchio condividendo pratiche, esperienze e valori che da sei anni continuano ad alimentare la nostra comunità educativa.

Il filo conduttore che accompagna ogni azione dell’associazione “Semi di senape”

Leonardo da Vinci diceva che non c’è buona pratica senza teoria.12 Guardando oggi alla nostra storia, riconosciamo in ogni progetto, dal “Trova Tempo”, a “Cascina dei Bambini”, da “Macondo” fino all’ultimo “Germogli”, una stessa direzione, un filo che lega tutto, che dà coerenza alle nostre scelte e ci permette di continuare a crescere come realtà educativa: si tratta di saldi principi pedagogici cui aggrapparsi nella convinzione che, altrimenti, non ci sarebbero buone pratiche da raccontare. Infatti, per quanto la nostra storia possa sembrare un’evoluzione semplice e quasi naturale, si è trattato in realtà di un percorso di evoluzione e trasformazione continua che comporta l’impegno di riportare le nostre scelte quotidiane a quel solido impianto teorico che abbiamo scelto e che alimentiamo continuamente con lo studio e la ricerca.

Come Pepa con il suo gomitolo, continuiamo ad aggrovigliare esperienze, a tuffarci in nuove formazioni e a cercare nuove forme. Ogni nodo, ogni curva, ogni deviazione non sono errori ma possibilità: è da lì che nascono i nostri germogli, dal coraggio di rimanere coerenti nella nostra sostanza pur accogliendo la trasformazione.

Maria Montessori diceva che “nel Nome c’è tutta una storia”:13 nel nome della nostra associazione, “Semi di Senape”, c’è il passato nella piccolezza del granello di senape e nel suo affidarsi al terreno umido; c’è il presente nei progetti, nei fiori e nei frutti che nutrono e sostengono; c’è il futuro, un albero che aspira a crescere fino a diventare abbastanza grande da offrire ristoro a tutti gli uccelli che vi si poseranno.

Ci sono tanti altri nomi in questa storia, quelli delle persone che, spesso sacrificando il contesto familiare, le proprie energie e un adeguato compenso economico, hanno perseverato nel credere al progetto e scelgono quotidianamente di appartenere a qualcosa per cui valga la pena, a qualcosa di grande che parla di accoglienza e umanizzazione in un mondo sempre più complesso e artificioso. Di questi nomi vogliamo fare un elenco affinché ognuno di loro possa essere riconosciuto come parte di questa incredibile storia: Caterina Bottana (co-fondatrice e amministratrice), Samuele Forlani (presidente dell’Associazione “Semi di senape”), Veronica Arlenghi (coordinatrice primaria “Macondo”), Valeria Gradjan (responsabile progetto “Germogli”), Pamela Menicke (educatrice di “La tana del salice”), Paola Caretti (maestra della “Cascina dei bambini”) e poi ancora Francesca, Silvia, Monica, Francesca, Maddalena, Elisa, Carla, Cesare.


  1. Le nostre educatrici sono formate nel Metodo Montessori presso gli enti riconosciuti Fondazione Montessori Italia (FMI), Opera Nazionale Montessori (ONM), Associazione Montessori Internazionale (AMI) o Centro Nascita Montessori. In molti casi, le educatrici e le insegnanti sono mamme di bambini partecipanti al progetto. ↩︎

  2. “Semi di Senape” è un’associazione di promozione sociale nata a Pavia nel 2017: attualmente gestisce i progetti una Casa dei Bambini e una scuola primaria presso la Cascina Grigia a Pavia e il progetto Germogli presso “La Tana del Salice” a Vidigulfo. ↩︎

  3. Si fa riferimento alla teoria dell’attaccamento di John Bowlby. ↩︎

  4. In Il Metodo della Pedagogia Scientifica applicato all’Educazione infantile nelle Case dei Bambini (1909), nel capitolo intitolato “La Natura e l’Attività dell’Uomo” Maria Montessori parla dell’importanza dell’esperienza sensoriale diretta nella formazione del bambino e dell’importanza di fornire esperienze autentiche e concrete per lo sviluppo cognitivo e psicologico del bambino. L’edizione critica del testo originale, con le modifiche avvenute nelle diverse edizioni è consultabile su https://atlantemontessori.org↩︎

  5. Il nome vuole proprio evocare l’appartenenza al metodo Montessori (la casa dei bambini) e allo stesso tempo inglobare l’outdoor education portando gli approcci sullo stesso piano di valore. ↩︎

  6. Maria Montessori, Dall’infanzia all’adolescenza, FrancoAngeli, Milano 2019, p. 23. ↩︎

  7. Paese immaginario del romanzo Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez, luogo simbolico per rappresentare la condizione umana. L’autore ha frequentato le scuole Montessori nella sua infanzia. ↩︎

  8. Paolo Mottana, Giuseppe Campagnoli, La città educante. Manifesto dell’educazione diffusa, Asterios, Trieste 2017. ↩︎

  9. Per Maria Montessori sono quattro i piani di sviluppo (da 0 a 6 anni, da 6 a 12, da 12 a 18 e da 18 a 24 anni): per ciascun piano è necessario che l’educazione sia declinata in modo da rispondere alle caratteristiche e ai bisogni del bambino in quel preciso momento del suo sviluppo. ↩︎

  10. Per “going out” si intendono quelle uscite caratterizzate dal vedere come protagonisti esclusivamente i bambini perché ne hanno sentito il bisogno durante lo studio di un certo argomento, perché le organizzano completamente in autonomia e perché escono da soli da scuola. ↩︎

  11. Emmi Pikler, medico pediatra ungherese che realizzò un approccio educativo innovativo partendo dal rispetto del libero movimento del neonato. ↩︎

  12. Leonardo da Vinci, Il trattato della pittura, raccolta di scritti postuma. La frase in lingua originale è “non v’a bona pratica senza teoria”. ↩︎

  13. Maria Montessori, Psicogrammatica, FrancoAngeli, Milano 2016, p. 34. ↩︎